ripartire dalle idee

ripartire dalle idee

mio fratello più piccolo, oggi, mi ha chiesto il motivo per cui si sciopera… e da brava sorella maggiore, nonché laureanda in Scienze Politiche, mi sono elettrizzata e non potevo far altro che condividere la mia riflessione anche con voi. tema caldo, tanto da scottarsi… le gigantesche manifestazioni di fine settembre e inizio ottobre per la pace in Palestina hanno illuminato molti problemi e buchi ideologici, tanto che mi hanno portato a pensare che c’è finalmente bisogno di ripartire dalle idee. ma partiamo per gradi!

intanto per sciopero, che comprende anche le manifestazioni, o le proteste, le ribellioni, le dimostrazioni, le contestazioni, i sabotaggi, come dice la Treccani, si intende:

Astensione organizzata dal lavoro di un gruppo più o meno esteso di dipendenti del settore pubblico o privato, per la tutela di comuni interessi e diritti di carattere economico, politico o sindacale.

scioperare significa quindi boicottare il sistema per far parlare di un certo tema per cui viene chiamata in causa la nostra sensibilità. ci sentiamo in dovere di lottare, di far inciampare, di creare disagio o di far fermare tutto perché sta succedendo qualcosa che non ci piace. quindi si manifesta per far vedere il nostro malcontento, il nostro scontento, la nostra disapprovazione, o per far valere una posizione diversa rispetto a quella che viene presa troppo in alto a noi.

tuttavia ci sono non pochi problemi… e in primis io direi che le cose sono sempre raccontate come si vuole. sia da una parte che dall’altra… per esempio l’opinione pubblica dei social, dopo la manifestazione suddetta si è chiesta questo:

ma perché i giornali parlano della manifestazione del 22 settembre come un devasto delle città, gli automobilisti arrabbiati per il traffico, i treni fermi e i pendolari infuriati, la stazione di Milano buttata giù, quando su altre piattaforme viene celebrato sciopero, le città sono perfette, i pendolari stavano in piazza come gli automobilisti e i palestinesi ringraziano l’Italia portando il tricolore nelle strade di Gaza?

non notate un bel paradosso? una bella giostra turbolenta, un polo sud e un polo nord, bianco e nero, una destra e una sinistra…

è paradossale come l’informazione nell’epoca delle interconnessioni, dei social, del villaggio globale, o solo banalmente degli smartphone o di Internet, sia costantemente veicolata o affidata al buon senso di pochi di cui ci fidiamo e basta. il nostro Stato, il nostro Governo, i giornalisti, i divulgatori di Tiktok, gli intellettuali, non possiamo dare colpe a nessuno di loro se ci fidiamo della loro opinione e dei fatti che ci raccontano. sta a noi avere senso critico e capire che un giornale è meglio di un altro, oppure che siamo d’accordo o no con la politica che viene portata avanti da un certo personaggio.

ma, in secundis, parlerei anche della costante politicizzazione della quotidianità.

la cultura fa paura a molti

ormai viviamo in una dicotomia surreale: se sei pacifista sei automaticamente un comunista e se invece parli dell’utilità della guerra sei fascista, oppure sei comunista se ti indigni per i bombardamenti e sei fascista se li giustifichi, o ancora se vuoi negoziare sei comunista e se vuoi reagire con la forza allora sei fascista, o banalmente se sei di sinistra sei comunista e se di destra un fascista… potrei continuare all’infinito…

non si può avere un’idea propria se non con il rischio che ti additino di simpatizzare o per una e per l’altra fazione… non a caso da una parte si dice che lo sciopero è stato bellissimo, dall’altro che non serve a nulla scioperare e che causa solo danni e disagi. stando ai pregiudizi, se pensi il primo sei un comu a prescindere, se invece pensi la seconda, allora sei un fascio punto.

a questo fenomeno, non si può altro che rispondere ripartendo dalle idee. attenzione però: sia le nostre che , e oserei un soprattutto, quelle degli altri.

se non c’è comunicazione, né ascolto, né voler comprendere perché l’altro la pensi in un certo modo, riducendolo a un piccolo comunista o fascista che sia, non si arriva a nulla. l’unico risultato che vedo vicino è l’autodistruzione dovuta proprio a quest’odio cieco e che procede per inerzia. si lavora solo per proteggere la propria posizione e mantenere il proprio dominio. si cerca di bloccare qualsiasi persona che possa demolire facilmente le proprie posizioni, piuttosto che esercitare quel valore che la democrazia ci regala: l’opinione.

Raffagiulians, o Raffaele Giuliali, un attivista social laureato in filosofia e psicologia che seguo ormai da anni, approfondisce questo tema da sempre. lui si basa spesso su un evento paradossale, ma tipico di chi vuole dominare: utenti e pagine che parlano di politica, lo bloccano sui social, dove lui porta avanti i suoi dibattiti. lo fanno, ovviamente, perché lui ha, a mio avviso, quella capacità critica di capire che la pensa diversamente da loro, oltre ad avere il coraggio di parlare e distruggere le loro basi ideologiche scarne. non è interessante quanto cerchiamo di non avere eguali, in un mondo dove ci dichiariamo sempre democratici?

la libertà che ci porta a pensarla tutti nello stesso modo?

dobbiamo ripartire da quello che l’altro pensa, oltre che da ciò che io come persona penso. molto spesso si perde di vista cosa è cosa, secondo il nostro caso quindi, per esempio, cosa è essere un vero comunista o cosa è essere un vero fascista. se ci fate caso, è quello che sta succedendo proprio in politica in questo momento. un continuo screditarsi, senza costruire nulla se non odio che si protrae in tutta la nazione (e se guardate le ultime elezioni, i risultati per la sinistra non stanno portando a granché espansione). si da ancora spago a una lotta tra forze politiche militanti, una tra l’altro illegale…

un altro esempio interessante è quello che succede alla NATO il 26 settembre 2025, quando Netanyahu fa il suo discorso e i membri dell’organizzazione escono dall’assemblea in segno di protesta. la conseguenza è la nascita di un nuovo antisemitismo che non ha senso, perché sei tu il primo che dice che c’è bisogno di diplomazia e pace! (cavalcando l’idea che tutti siano pacifisti) inoltre, il fatto che esci e te ne vai da un’assemblea gigantesca, senza ascoltare un protagonista di odio, non fa che dare a sua volta spazio a uno stesso odio che divaga, come quello riguardante l’antisemitismo nella quotidianità o quello contro la tua amata NATO.

ad essere onesti, io penso sia abbastanza normale che ora si stia sprigionando quest’odio incondizionato per chi la pensa diversamente da noi, dopotutto si segue sempre chi è più in alto di noi. i più grandi si fanno esempio o punto di riferimento, proprio come i genitori, ed è naturale che seguiamo chi si trova in quella posizione o in quel ruolo. questo succede anche per gli idoli, che idolatriamo appunto perché pensiamo siano delle belle persone… ma anche qui c’è un lato oscuro. aprirei così il tema della celeb-culture.

quante celebrità attiviste troviamo sui social oggi? ormai tutti coloro che seguiamo si espongono su certi temi, da Fedez a Ghali o a Elodie, tutti sulla stessa linea. la cosa più catastrofica non è tanto che si mescoli la loro attività politica con quella creativa, ma il fatto che si sentino costretti a seguire mode, perpetrare apparenze e appiattire il dibattito omologandosi all’opinione pubblica. quel “perché non dici nulla?” rischia così di avere un peso gigantesco sulla propria reputazione. il tutto mascherato dall’idea che avendo un proprio profilo social si è liberi di parlare di quello che si vuole.

come dice Francesco Oggiano, si ricade nel “performattivismo” parola composta da performance e format, come se ormai non basta che porti la tua musica sullo schermo, nel caso dei cantanti, ma devi per forza anche schierarti un una fazione, perché “hai la visibilità di farlo quindi parlane”. vi lascio il suo video qui se volete approfondire.

piccolo reminder

se io penso che sia importante lo sciopero, il manifestare, il dibattito, la libertà di parola, il voler mettermi in discussione contro altre idee, il rispetto dell’altro e così via, non metterò i bastoni tra le ruote a chi la pensa diversamente da me, nè l’altro dovrebbe farlo… figuriamoci limitare o istigare a non pensarla in un modo diverso dal mio. la critica è la chiave: sta sempre bene cercare di far cambiare idea, senza diventare aggressivi, ma alla fine se la mia idea è quella, non dovrebbe avere meno conto della tua, tanto meno essere bloccata o non essere ascoltata.

ripartiamo quindi dall’ascolto, dalle nostre idee e quelle degli altri, dalla pace e dalla diplomazia. nessuno vuole vivere in un mondo in cui non si viene accettati e in cui gli altri non hanno empatia della tua situazione. la sensibilità, l’immedesimazione, il prendere le cose con un po’ di maturità, senza screditare in primis una persona perché simpatizza per certe cose a noi opposte: sono queste cose che possono aiutare nel nostro piccolo a migliorare una società che affonda nell’odio.

come al solito ditemi cosa pensate nei commenti! a presto xoxo


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!